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Lo scarso appeal della giustizia

Sono stati appena pubblicati i dati del rapporto CENSIS 2017, che ci conferma, purtroppo, che il nostro sistema giustizia ha ancora bisogno di cure robuste per uscire da un tunnel negativo che dura ormai da oltre un trentennio

Il primo dato preoccupante, ci racconta che il cittadino italiano denuncia una diffusa sfiducia che si concretizza in una quota del 30% dei cittadini che rinuncia alla propria domanda di giustizia. Questo dato è così distribuito: al primo posto la giustizia penale , specialmente con riferimento ad i reati contro la persona, al secondo la giustizia amministrativa dove si registrano dei costi esorbitanti, ed al terzo la giustizia civile.

Tra questi si scorge che il 29,4% rinuncia per il costo della procedura, seguito dal 26,5% per i tempi eccessivamente dilatati ed il 16, 2% per la sfiducia nei confronti dei magistrati.

Un altro dato interessante che probabilmente indica una delle principali cause del malfunzionamento del sistema giustizia, è dato dalla fonte di reddito degli avvocati che è rappresentato, nella stragrande maggioranza dall’assistenza nel giudiziale (66,6%) seguito dal 28,8% riferito all’attività di contrattualistica e pareri e, solo il 5,8% per quanto concerne mediazione ed arbitrato.

Concentrando la nostra lente d’ingrandimento sulla giustizia civile, vediamo che al primo posto di questa ulteriore e deprimente graduatoria, vi è la rinuncia al contenzioso avente ad oggetto la delicata e discussa responsabilità medica, seguono a ruota gli acquisti on line e la tutela del risparmio.

Sulla responsabilità medica, ci sarebbero da scrivere dei trattati sulle cause che rendono molto spinoso questo genere di controversie: da un trend giurisprudenziale molto volubile, alle difficoltà delle parti di reperire una buona perizia medica per arrivare alla nota circostanza che le ASL sono letteralmente “prigioniere” delle assicurazioni che di fatto decidono la strategia difensiva (perché prevedere l’obbligo assicurativo? Non è più auspicabile un accantonamento annuale di somme che sarebbe senz’altro più economico delle salatissime polizze medico –sanitarie). Del resto questa realtà è nota anche al tavolo della mediazione che riscontra, sia una prevalente latitanza delle ASL, che un prevalente ostruzionismo delle relative compagnie assicurative che si fanno “forza” proprio della lungaggine processuale della giustizia civile. Ritengo che in questo settore si necessario un radicale revirement del management delle ASL che dovrebbero evitare inutili e costosi contenziosi, magari con la consapevolezza di una probabile condanna per danno erariale.

Una considerazione simile per il settore medico sanitario, merita anche quello bancario. Anche qui ci troviamo molto frequentemente davanti ad un vero e proprio muro di gomma. Anche qui si registra una scarsissima partecipazione al tentativo obbligatorio ex art. 5 bis comma 1, alimentata da una giustizia ordinaria caratterizzata dalla una lentezza pachidermica, che induce molti istituti di credito a far leva sulla “stanchezza processuale” del cittadino che in un successivo momento possa accettare delle condizioni decisamente meno vantaggiose alimentate, non solo dallo scarso entusiasmo a varcare la soglia del tribunale chissà per quanto tempo ancora, ma anche dall’aleatorietà del giudizio.

Questi dati evidenziano altresì, una scarsa cultura adr, che ha delle ragioni, come detto più volte, non solo culturali ma anche di idiosincrasia al nuovo. Sicuramente l’inversione auspicata dovrà attuarsi anche con una significativa incentivazione come lo stesso CNF sembra averne preso atto, prevedendo delle modifica tariffarie nell’attività stragiudiziale con specifico riferimento sia all’attività di mediazione che per l’arbitrato e che sono in attesa della ratifica da parte del Ministero della Giustizia.



A cura del responsabile scientifico di Concilia Lex S.p.A. avvocato Pietro Elia

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