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Gli effetti della mediazione (Parte II)

Qualche giorno fa abbiamo cominciato ad approfondire gli effetti della mediazione civile e commerciale e ci siamo soffermati sulla diffusione di questa cultura. Oggi possiamo sottolineare che in questo contesto, non deve mancare il progredire della professione forense, perché l’avvocato, con un’apposita formazione, diviene figura indispensabile affinché il cliente acquisti la piena consapevolezza della sua posizione e dei suoi interessi: senza un’adeguata assistenza, egli non potrà scegliere in modo consapevole la migliore strategia difensiva.

Con questa nuova visione della controversia, la parte in mediazione potrà valutare l’eventuale debolezza della sua pretesa e lo squilibrio della stessa rispetto al suo interlocutore inoltre, la presenza di un consulente legale mette al riparo l’accordo di conciliazione da possibili vizi ed omissioni che ne metterebbero in discussione la longevità dello stesso. Secondo questa prospettiva, l’avvocato non può che vedere l’opportunità della sua crescita professionale diventando artefice, assieme al suo cliente, di un accordo capace di resistere alle “intemperie contrattuali” , ma anche protagonista anch’egli di quel processo di sviluppo sociale che la mediazione è in grado di realizzare.

L’effetto positivo di una sana cultura della mediazione si può riversare anche sul processo di crescita delle imprese, poiché l’istituto è uno dei possibili diffusori dell’innovazione e del potenziamento di relazioni generative che corrisponde a ciò di cui ha realmente bisogno l’impresa per crescere e superare la sua crisi con decisioni non eccessivamente delegabili nel tempo.

Ciò che serve è una cultura imprenditoriale della gestione di relazioni generative di opportunità di soluzione. Sedendo al tavolo della mediazione, l’imprenditore affronta la crisi della relazione esplorandone le cause, individuando gli spazi ed i termini di una possibile continuazione o trasformazione del rapporto commerciale. In pratica un approccio riflessivo, condotto allo specchio con il proprio interlocutore, che nulla a che vedere con l’atteggiamento passivo di attesa della decisione eteronoma giudiziale che si limita a distribuire torti e ragioni anziché fornire soluzioni imprenditoriali per la soluzione della crisi della relazione imprenditoriale.

A cura del responsabile scientifico Concilia Lex S.p.A., avv. Pietro Elia

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