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Aumento del contributo unificato: questione dei punti di vista.

Le recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, hanno creato più di qualche tensione con l’OUA, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura.

Le critiche più pesanti hanno riguardato l’aumento del contributo unificato, cioè il costo che i cittadini devono sostenere per accedere al servizio di giustizia, tanto che per il presidente OUA, Nicola Marino, tale incremento è del tutto inammissibile: una osservazione espressa nel quadro di una valutazione complessivamente positiva della imminente riforma della pubblica amministrazione.

Quello che ci chiediamo è se questa drastica affermazione non sia dettata da interessi di categoria, più che dalla reale preoccupazione del costo dell’accesso alla giustizia per il comune cittadino. Il nostro scetticismo deriva dall’osservazione di alcuni dati di fatto che hanno a che fare con la lentezza della giustizia civile nel nostro paese, e che non dipende dall’indolenza dei nostri giudici: tra il 2007 ed il 2009 sono state iscritte a ruolo circa 15 milioni di cause; a fronte di questo massiccio imput, solo il 44% arriva a sentenza, mentre il resto rimane ad intasare gli uffici dei magistrati. La congestione del sistema giudiziario che causa la lentezza dei processi civili, trova la sua origine non tanto in carenze presenti sul lato dell’offerta quanto, piuttosto, in problemi operanti sul lato della domanda, perché la lunga durata del processo avvantaggia chi ha torto, il quale, è spesso consapevole che la causa giudiziaria differisce il pagamento di una somma di denaro e ciò è per lui favorevole se il tasso di interesse per il ritardato pagamento è inferiore a quello di mercato e se deve pagare soltanto parzialmente le spese processuali sostenute dalla parte che ha ragione.

Ci pare ovvio, alla luce di queste considerazioni, che l’incremento del costo richiesto dallo Stato ad inizio e conclusione del processo, che in Italia, a dirla tutta, è meno che la metà rispetto alla media europea, è una misura volta a scoraggiare il ricorso alla domanda giudiziale, divenuta, da strumento di difesa degli interessi dell’onesto cittadino medio, strumento abusato dalla parte soccombente per scopi dilatori, e contemporaneamente, a favorire altri strumenti di risoluzione delle controversie, che prevedono tempi molto più ridotti, ma ugualmente in grado di soddisfare il bisogno di giustizia del cittadino, prima tra tutti, la mediazione civile e commerciale.

Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Concilia Lex S.p.A.

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